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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Medici in Moto in Nepal 2014 Diario di Bordo 11 settembre 2014

Oggi le condizioni per viaggiare sono perfette. Usciamo dalla città dopo aver percorso un viale di circa 20 km a quattro corsie per ogni senso di marcia. Si esce così dalla città di Minsk: non c’è molto traffico ma sono i marciapiedi ad essere intasati di persone che passeggiano frettolosamente. Le fermate dell’autobus sono affollatissime e la corsia più a destra è riservata ai mezzi pubblici, tutti in ottime condizioni, che a decine percorrono le vie della città. Dico che gli autobus sono nuovi perché dall’ultima mia visita avevo lasciato un vetusto parco circolante, mentre ora è difficilissimo scorgere automezzi più vecchi di 10 anni.

 

La temperatura è ottima e scortati da un auto di colleghi percorriamo più di 50 km in brevissimo tempo fino a quando siamo costretti a fermarci perché Marco con Daniele, che ci avevano anticipato per fare delle riprese, saltano l’uscita per Mosca e vagano per una buona mezz’ora tra le campagne circostanti. Ci ritroviamo all’area di servizio e ne approfittiamo per fare rifornimento e spendere gli ultimi belarus, ma nonostante il pieno a tutti i mezzi ci rimane ancora qualcosa in tasca. Altri 150 km e facciamo la pausa caffè, altra benzina fino ad esaurire la valuta rimasta.

 

Siamo a 50 km dal confine con la Russia e troviamo l’ultima sorpresa da parte dei colleghi bielorussi: un pranzo organizzato per noi all’ultima aerea di sosta nazionale. Non possiamo rifiutare anche per alternare la nostra dieta fatta di pasta e scatolette. Anche in questa occasione Marco e Daniele tagliano dritti, oggi non è proprio giornata.

 

Non c’è nessuna dogana o controllo polizia al confine con la Russia. La strada continua ad essere molto confortevole con due corsie per ogni senso di marcia. Rispettiamo rigidamente la velocità massima, qui il controllo del territorio, come in Austria, Rep. Ceca, Polonia e Bielorussia è severissimo!!!

 

Veniamo fermati ad un posto di blocco, ma solo per rispondere ad alcune domande: i poliziotti russi sono probabilmente informati del nostro passaggio e vogliono accertarsi del numero esatto delle moto e dei van.

 

Le campagne circostanti sono molto simili alla Bielorussia solo che in questa parte di Russia si notano come delle baraccopoli ai margini della carreggiata. Ai bordi della strada si affollano i contadini che propongono la vendita dei loro prodotti, accatastando frutta e verdura in dei secchi o su delle cassette di legno.

 

Altra differenza con la Bielorussia è che le caratteristiche case di legno a punta oramai datate e fatiscenti sono in Russia ancora abitate mentre nella vicina Bianca Russia sono perlopiù adibite a fienili o ricoveri per animali domestici. La differenza del tenore di vita è evidente.

 

Con l’aiuto di Elena, la nostra collega ed interprete bielorussa, prenotiamo un ostello economico nei pressi di Viazma e non più a Safonovo, dove era previsto il pernotto. Ed è per questo motivo che la polizia ci ferma nuovamente dopo aver superato la tappa prevista per chiederci: ma non dovevate dormire a Safonovo??? Tentiamo di spiegarci con grande difficoltà, nessuno dei poliziotti parla altra lingua oltre l’inglese: iniziano così a telefonare al loro comando e chiarito il cambiamento di programma ci danno il via libera.

 

Giunti a Viazma veniamo fermati nuovamente da altri colleghi che hanno il compito di accompagnarci presso l’ostello, appena fuori la città. Beh, è economico veramente. Credo sia anche un rifugio di sfollati, forse ucraini. I corridoi e le stanze comuni sono piene di bambini che scorrazzano da tutte le parti provocando un frastuono assordante. Noi veniamo sistemati in due stanze con letti a castello, uomini da una parte e donne dall’altra. Bagni e docce sono così così e la sala mensa, senza finestre, da un odore indefinibile che va dalla cipolla all’aglio al fritto…

 

Ci rassegniamo, in fondo ne abbiamo vissute di peggio, ma di molto peggio, e poi non dimentichiamo che è lo spirito di MfP quello di viaggiare in modo austero, semplice, spartano. MfP non fa carriera, non passa dall’ostello al 5 star e se perdesse questa sua caratteristica non sarebbe neanche più la stessa cosa.

 

I mezzi vanno ricoverati ad un parcheggio poco vicino, con l’aiuto attento dei poliziotti locali. Cerchiamo di prenotare un hotel per le tre notti a Mosca, non è cosa difficile, la scelta è ampia. Prendiamo le nostre scatolette miste e con le due ore in più di fuso ce ne andiamo a dormire.

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