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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Più di due ore per uscire da Mosca, direzione est. File chilometriche ai semafori, sulla corsia d’emergenza sfila di tutto, dai fuoristrada alle ruspe agli autotreni. Credo che siamo gli unici a rispettare il codice della strada… Ai semafori le auto che girano a destra o sinistra si dispongono in due o tre o quattro file in modo da bloccare intelligentemente la grande arteria della M5 che porta fino al Pacifico. Ci vuole molta pazienza, fortunatamente non piove, le previsioni di Richard, il nostro meteorologo di fiducia, erano esatte ed abbiamo 10°. Siamo ancora nell’ultimo anello di Mosca quando ci fermiamo per un break caffè. Abbiamo montato le imbottiture sulle giacche OJ e il comfort è unico. Siamo equipaggiati alla grande in questo tour con materiale di prima scelta. Se non si guida comodi è quasi impossibile affrontare trans viaggi come questo. E poi la moto: io credo che in questa occasione ho trovato veramente la moto giusta, abbiamo percorso quasi 5000 km ed a me sembra essere partito questa mattina. Magari Mehmet non la pensa alla stessa maniera, visto che ha già dovuto riparare un guasto alle luci, ha dovuto sostituire il bulbo dell’olio ed ora ha una perdita, per ora non importante, alla pompa anteriore del freno, ma bisogna anche dire che la sua BMW è del 1994.

 

Usciamo finalmente dall’ultimo anello e l’asfalto si butta tra la campagna infinita di questo immenso paese. È bello guardare i km e km di foreste dall’aria incontaminata. Respirare qui è stupendo sempre che non sorpassi camion e trattori dell’anteguerra che fumano di più che una centrale a carbone. La M5 che tira ad est è migliorata e di molto dal 2002 anche se bisogna sempre fare attenzione ai repentini cambi di larghezza della carreggiata che da 50 metri si stringono a 5 metri e l’asfalto da tavolo da biliardo diventa viscido, insidioso e pieno di buche.

 

Apre la strada Vittorio e di perdersi non vi è timore in quanto la strada per 5 giorni sarà solo questa.

 

Piccoli villaggi si affacciano di volta in volta sul nostro itinerario, caseggiati molto spesso costituiti da case in legno dal tetto di lamiera che si tengono in piedi per miracolo. Molte case hanno nel loro giardino invece che il classico amico dell’uomo, il cane, una mucca legata ad un palo o alla staccionata.

 

Non è cambiata molta la Russia in questa parte di territorio, la differenza con la City è elevata e chissà cosa troveremo andando sempre più ad est.

 

La temperatura è stabile ma almeno non piove, c’è a tratti solo quella che a Roma chiamano “gnagnarella” che non da fastidio più di tanto.

 

Ci fermiamo ad una stazione di rifornimento per il pranzo, oggi ho deciso: tonno e piselli!

 

Mentre stiamo mangiando ci contattano dei colleghi della polizia stradale, che qui hanno anche la funzione di controllo del territorio, e ci informano che ci scorteranno fino a Penza. Oggi abbiamo già percorso circa 500 km e ora siamo a soli 100 dalla nostra prossima tappa.

 

Ci accodiamo così alla volante con i lampeggianti accesi ed a 80 all’ora arriviamo lemmi lemmi ad un hotel proprio sulla M5. Abbiamo una prenotazione per 15 $ a stanza, ma quando prendiamo le camere diventano subito 50 euro a stanza. Siamo un filo irritati ma il sole oramai è calato e non ci resta che ottimizzare le camere e cercare di prestare più attenzione in futuro.

 

Risparmiamo un pochino prendendo dei bungalow da 3 persone ed in più ci prestano la cucina per poter preparare qualcosa per la cena. Il personale dell’hotel è molto cortese e ci mettono a disposizione un vigilante per sorvegliare le motociclette durante la notte.

 

Le ragazze del gruppo organizzano una pasta niente male con antipasto di tartine e snack ed il vino è quello buono di Vittorio. Credetemi è un piacere vedere i nostri colleghi stranieri che prima ci prendono in giro per il nostro amore troppo grande per la pastasciutta ma poi gli devi togliere la testa da dentro la pentolone, se non si fanno tre giri non sono contenti!!!

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