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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Alle 5 del mattino già guardo il soffitto. Su strada i clacson sono già al massimo, il traffico che vedo qui non l’ho mai visto in nessuna altra parte del mondo, neanche al Cairo.

 

Il caos nelle ore di punta è fuori da ogni immaginazione, almeno per noi occidentali.

 

Dopo un buon caffè offerto da Celestino con il bus messo a disposizione da Interpol facciamo un giro turistico in città e prima tappa è alla Stupa in collina, il Swayambhunath anche popolarmente noto come il Tempio Monkey, e offre una magnifica vista dell'intera valle di Kathmandu. Si trovano un sacco di scimmie all'interno dell'area del tempio che si dice siano sante creature dalla popolazione locale. Ci sono una serie di storie mitologiche nelle scritture buddiste relative al Swayambhunath. Una delle storie dice che Valle di Kathmandu era in realtà un lago in tempi antichi, ed era pieno di serpenti. Un giorno, un fiore di loto è emerso sul lago da solo. Dal momento che questo fiore è stato auto-creato, è stato chiamato Swayambhu (nel senso di auto-emergenti).

 

Negozietti e divinità si dividono l’area del tempio. Si prega e si fanno acquisti nello stesso tempo. Assisto ad un rito religioso, le persone bruciano incenso e dei cordoncini di stoppa con i quali accendono dei piccoli lumini. Ci sono moltissimi cani randagi, il fenomeno a Kathmandu è inquietante, il tasso di rabbia tra loro è molto alto e si raccomanda di non avvicinarli.

 

La città di KTM è li sotto, si apre nella valle grandissima. La città deve essere cresciuta senza alcuna programmazione, le case, le strade, tutto sembra essere stato messo li a caso.

 

Il sito è molto bello e ben curato, solo che secondo me ora ricorda troppo un “centro commerciale”: non puoi muoverti senza essere assalito da ambulanti che ti propongono di tutto, dalle cinesate alle miracolose corna di Yak, ai cachemire da 1000 USD ed a quelli da 12.

 

Ci ritroviamo tutti all’ingresso e ci spostiamo in un'altra area molto importante, il simbolo della città potrei dire, la Bhaktapur.

 

Nel traffico infernale impieghiamo quasi una ora per spostarci di 20 km.

 

Fu probabilmente fondata nel VII secolo ed alla fine del XII secolo divenne capitale del regno. Fu costruita a forma di triangolo ai cui estremi sorgevano tre templi dedicati al dio Ganesh, protettore della città. A partire dal XVI secolo Bhaktapur dominò politicamente ed economicamente il Nepal e fu un importante centro di transito carovaniero sulla rotta tra India e Tibet. Passeggiando tra le piazze e le viuzze sembra di fare un salto indietro nei secoli, tutto è meravigliosamente conservato anche se l’invasione delle centinaia di turisti pare mettere a rischio l’integrità del sito. Anche qui troviamo molti cani randagi che si azzuffano tra loro, senza tetto e santoni. Mangiamo qualcosa in un ristorante ubicato in una fabbricato che avrà mille anni e come al solito c’è una forte incomprensione sul menù.

 

Altro giro nei negozi del market e torniamo in albergo, siamo stanchissimi ed in più ci dobbiamo preparare per la cerimonia di domani quando doneremo ufficialmente le motociclette ai medici del Nepal.

 

Due telefonate allo spedizioniere a Roma che riceverà il container con le moto, permangono alcune difficoltà legate alla dogana, confidiamo nella buona sorte.

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