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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

America Live
FOTO MISSIONE 2016
motociclisti MotoForPeace

Oggi è un giorno importante, oggi verranno donate le motociclette ai responsabili delle strutture sanitarie nepalesi che così potranno più agevolmente svolgere il proprio lavoro.

 

La macchina polizia viene a prenderci alle 13.00, Daniele ed Andrea sono già sul posto dove si svolgerà la manifestazione, hanno anticipato per verificare che tutto sia a posto.

 

Vestiamo le uniformi, il clima è gradevole e non c’è molto traffico a quest’ora. A proposito di clima abbiamo ricevuto molte telefonate e messaggi a proposito della bufera di neve che sull’Annapurna ha mietuto molte vittime. Il responsabile dell’Interpol ci ha illustrato in dettaglio alcuni aspetti della tragedia: un ciclone improvviso giunto dall’India ha azzerato la temperatura e la nevicata inattesa ha fatto il resto. Le persone colpite stavano praticando trekking ad alta quota, intorno ai 5000, e non hanno avuto scampo. Ci sono ancora molti dispersi e le operazioni di recupero sono rese difficili dal maltempo che permane sulla zona e dalla tanta neve.

 

Giungiamo al convento di Shechen Monastery (un grande monastero nel quartiere tibetano di Kathmandu), e le moto sono li, schierate nel cortile del grande giardino.

 

La cerimonia di consegna si svolge in modo molto semplice, come tutte le cose che si fanno qui: siamo all’interno di un piccolo ristorante, sono presenti gli enti beneficiari, i rappresentanti di Interpol e Criminalpol, ASIA Onlus e delegati di altre ONG che lavorano sul territorio. Le moto vengono donate in questa modalità: 4 motociclette al District Health Post di Rasuwa, 4 motociclette al District Health Post di Kavre e 2 motociclette al Dhulikel municipality hospital.

 

Non credo di aver fatto un ottimo discorso di chiusura, sono troppo commosso, il canto e le danze dei bambini della scuola di Manasarovar (una delle scuole in cui ASIA opera attraverso l’adozione a distanza di bambini http://www.adoptibet.org), mi hanno confuso, emozionato, turbato.

 

Dopo i discorsi vengono consegnate ai medici delle buste che contengono i documenti e chiavi delle moto, è l’atto conclusivo della cerimonia. Io regalo il mio casco della Airoh e la giacca della OJ ai medici presenti, fanno lo stesso anche Dag e Bert. Ce l’abbiamo fatta, missione conclusa.

 

Consumiamo un rapido buffet, ancora foto con le bellissime bimbe di Manasarovar e torniamo in albergo, abbiamo una altro impegno per la sera, siamo invitati al 59° Police Day, oggi è la festa della Polizia del Nepal.

 

Il tempo di bere una Coca e siamo di nuovo sul pulmino, il traffico delle 17.30 è sempre una follia: il quartiere dove si svolge la festa della polizia è però decentrato in un posto tranquillo. La struttura è tipo un circolo sportivo, con una grande sala conferenze, un ristorante, un campo di calcio e pallacanestro.

 

La divisa di gala della polizia nepalese prevede giacca bianca con cordone e pantalone azzurro chiaro con banda nera sul alto, molto belle a vedersi. Il nostro accompagnatore, Nahanari, ci presenta diversi ufficiali presenti e racconta la nostra missione. Il buffet prevede una marea di cose ed anche se abbiamo ancora lo stomaco mezzo pieno non rinunciamo a quegli stuzzichini tipici dai sapori stravaganti e …. piccantissimi.

 

La banda musicale intona delle leggerissime note per non disturbare la conversazione dei presenti. Siamo in attesa dell’ospite d’onore, il Capo del Governo Sushil Koirala che giungerà da li a poco con una scorta imponente.

 

Ci trasferiamo nel salone conferenze e dopo i discorsi degli ospiti più importanti assistiamo ad alcune rappresentazioni di musica e danza nepalese, una interessante raffigurazione della cultura di questo popolo. Al termine ci spostiamo di nuovo nella sala ristorante, ma questa volta diamo forfait, non vorremmo riprendere i kili persi fino ad oggi J. Sono molti i colleghi locali che ci chiedono info sulla nostra attività e tutti sono impressionati dal nostro tragitto percorso da Roma fino a Kathmandu.

 

Prima di rientrare al Palagya ci informano che la nostra pratica doganale è ferma: bisogna tornare alla frontiere cinese per sistemare la documentazione in modo corretta, cioè quello che non è stato fatto al nostro ingresso. Ci accompagnerà un funzionario di polizia, ma di noi chi tornerà fin lassù?

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