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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Morti di freddo, ci siamo letteralmente morti di freddo. In un letto matrimoniale io e Richard, con le coperte rosa e con la rete completamente sfondata (e quindi il sedere per terra), ci siamo dovuti raggomitolare a quella specie di copriletto per evitare di gelare. I termosifoni, che si sarebbero dovuti accendere automaticamente, erano come un pezzo di ghiaccio. Una nottata da dimenticare.

 

Andiamo a colazione e sul tavolo uova sode e yogurt, burro e the, non manca proprio nulla!!

 

Preparo i bagagli sulla moto, accendo il quadro strumenti ed il termometro segna 3°. Ci siamo equipaggiati a dovere, temevamo una temperatura molto bassa e spero che la calzamaglia con il cachemire + maglia tecnica + tshirt + piumino manica corta + doppio sotto casco + giacca con tutte le imbottiture possa bastare.

 

Per uscire dalla città ci da uno strappo la polizia: il traffico è una follia, troppe automobili per una viabilità antiquata, un po’ come era in Italia negli anni ’80. Secondo me il traffico è un problema che dovranno affrontare da queste parti ed anche presto. Le direttrici che entrano nella città sono tappi giganteschi e gli automobilisti stanno in fila per delle ore. Pochi cavalcavia e vie di fuga, una unica strada entra attraversata da mille incroci. Sulle superstrade ed autostrade troviamo addirittura dei semafori, non ha senso…

 

I colleghi che ci hanno accolti ieri sera ci informano che la strada per Cheliabinsk è molto brutta ma noi invece constatiamo la tratta fin’ora più bella della M5. A parte qualche km in rifacimento la black road è comoda e sicura per i primi 100 km e cioè fino a quando non entriamo negli Urali, da qui cambia tutto. Come saliamo in quota, diciamo 500 metri, inizia a nevicare. Si, avete capito bene, la prima neve della stagione in Russia l’ha presa MotoForPeace in moto. Non sappiamo se è uno scherzo, poi pensiamo sia una cosa passeggera, ma invece la nevicata continua ed arrivati ai mille metri ci appare Babbo Natale con la slitta e le renne. Quasi un metro di neve a terra e gli abeti, migliaia di abeti lungo la strada completamente imbiancati. Spero solo non peggiori, ma i fiocchi bianchi scendono fitti ed il termometro ora è a zero. Chi non ha le manopole riscaldate non sente più le dita e ci fermiamo un attimo per indossare le cerate. Dobbiamo continuare velocemente e non rischiare di rimanere bloccati tra le montagne.

 

Seguo l’altimetro nell’attesa di cominciare a scendere ma nulla da fare, per più di 200 km siamo in balia di questo anticipo di inverno. A peggiorare la situazione è la fila di camion interminabile, in tutta la Russia i mezzi pesanti sono 10 a 1 con le autovetture, che fanno un serpentone lungo km attraverso le montagne. Procedono a bassissima velocità ed ogni sorpasso è sempre pericoloso.

 

Il freddo si fa sentire, nonostante tutto, e facciamo più soste. C’è chi lascia i guanti sui cilindri e chi improvvisa il ballo di San Vito. Ma bisogna continuare, dobbiamo toglierci da questi monti al più presto. Intorno alle 14.00 altro break per il pranzo e siamo fortunati a trovare una locanda che serve delle ottime zuppe calde. Un ora dentro quel piccolo locale basta per riscaldarci e darci la forza di risalire in moto. Ancora strada verso Cheliabinsk e finalmente il miracolo: scendiamo dalle montagne, smette di nevicare e la temperatura sale fino ad 8°. Un altro rifornimento, con tutte le problematiche del caso tra carta di credito, rubli e litri di benzina da dichiarare in anticipo, e siamo a soli 150 km da Troick, la cittadina al confine con il Kazakhstan. Qui troviamo un rettilineo di quasi 50 km attraverso campi coltivati e fiumiciattoli. Ci lasciamo Cheliabinsk alle spalle e per fortuna senza prenderci la pioggia di meteoriti per cui la città si è resa famosa qualche mese fa.

 

Siamo in contatto telefonico con la IP della città che ci attendono al limite di provincia. Ragazzi molto giovani e molto cordiali, ci scortano subito all’hotel, hanno visto le facce che abbiamo e non ci provano neanche a proporci giri turistici.

 

L’albero è fichissimo e costa pochissimo, due issimo che insieme stanno ben issimo, 20 euro compresa cena e colazione.

 

Si dorme in tre e con Richard ho ancora Mehmet, chissà come andrà stanotte. Il caro Mehmet ha sempre i big problem ed ora ha anche la guarnizione del cilindro sinistro che gli perde olio, lo si nota chiaramente dalla striscia nera sui suoi pantaloni.

 

Un ora sotto la doccia è sufficiente a riprendere i colori naturali, tranne il viso che è fuxia sia per il freddo che per il sole che comunque filtra tra le nuvole. Domani crema con protezione.

 

La cena è tipica, non so cosa ho mangiato di preciso ma era tutto buono, forse una scaloppina con salse locali, forse. I colleghi dell’Interpol sono oltremodo gentili e cordiali e si mettono a disposizione per risolvere i nostri problemi quali assicurazioni per entrare in Kazakhstan, cambio valuta ed acquisto taniche per la benzina, dall’altra parte della frontiera ci sono seri problemi di rifornimento.

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