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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Medici in Moto in Nepal 2014 Diario di Bordo 21 ottobre 2014

Abbiamo deciso di spendere questo ultimo giorno libero a Kathmandu in un safari nella vicina Chitawa. Vicina non direi considerando che se anche si trova a solo 170 km ci vogliono circa 6 ore per raggiungerla.

 

Si parte alle 4 del mattino, entriamo in 13 in un pulmino Toyota e nel buio della notte lasciamo la città. Nonostante l’orario le vie del centro sono già affollate, i mercatini sono in funzione, sia quelli grandi che sui marciapiedi dove i contadini espongono la loro merce. Non c’è illuminazione e si fa la spesa con la torcia tascabile.

 

Siamo fuori da Kathmandu ed il traffico di camion e pullman è impressionante: stiamo in fila per interminabili minuti su una strada totalmente sconnessa, si sorpassa in tutte le condizioni e si rischia la vita ad ogni curva. Ad oggi non ho mai visto nulla del genere, come traffico, come pericolosità, come inquinamento e come dissesto generale della intera rete viaria.

 

Ad ogni buca tocchiamo il tetto della Toyota con la testa, la strada si snoda lungo le montagne e non ci sono mai più di cento metri di rettilineo e forse è per questo motivo che si sorpassa tranquillamente in curva costringendo chi viene dall’altra parte a frenare o buttarsi in cunetta. Più che un trasferimento in auto sembra un thriller, quei film che ti tengono fino all’ultimo con fiato sospeso.

 

Dopo circa due ore ci fermiamo per una colazione in un bar lungo il fiume. Questa zona è altamente turistica e sono molti i bar, ristoranti e guest house. I villaggi invece, che sono raccolti lungo a strada, mostrano la depressione che il paese vive: stati di povertà assoluta, famiglie che vivono in baracche senza luce e senza servizi. Bambini che si lavano nei ruscelli spontanei che scendono dalla montagna, scalzi e nudi. Pochissime sono le case propriamente dette, il resto sono solo dei ricoveri improvvisati e tanta tanta polvere.

 

Una buca dopo l’altra ed arriviamo al parco del Chitawa. Qui tutto cambia aspetto, con i turisti ovunque scompaiono le catapecchie che lasciamo il posto ai lussuosi lodge.

 

Ci parcheggiamo lungo l’argine del fiume che divide il villaggio dalla foresta, anche qui bar e ristoranti, sdraio ed ombrelloni. Ci comunicano che la nostra gita inizierà alle 13.00 e quindi c’è lo spazio per mangiare qualcosa e riposare un attimo.

 

È inutile chiedere che non vuoi il piccante nelle cose da mangiare che ti portano, non c’è la fanno proprio a cucinare senza spezie, tanto che mi viene il dubbio che il pollo qui è piccante dalla nascita! Sono le 13.00 e dopo essere stati registrati dai militari attraversiamo il fiume con una piroga e saliamo sulle jeep. Ci dividiamo in due gruppi e con le guardie forestali ci addentriamo nel parco che misura circa 47 km/q.

 

Non dobbiamo parlare, il rumore spaventa gli animali: il sentiero che attraversa la foresta è abbastanza agevole, tranne qualche guado e qualche ponticello malfermo. Procediamo a velocità bassissima e scrutiamo con attenzione tra gli alberi e la vegetazione altissima. Ecco i primi cervi, antilopi e tantissime scimmie di diverse razze. Quest’ultime fanno un gran chiasso, si lanciano da un albero all’altro anche con i loro piccoli tra le braccia per poi scomparire nella macchia.

 

Superiamo altri posti di controllo e facciamo una pausa nel centro di recupero dei coccodrilli. Qui c’è proprio una nursery per i simpatici rettili preistorici: ci spiegano che solo uno su cento riesce a sopravvivere per poter essere reinserito nelle acque del parco.

 

Di nuovo sulle jeep e tra questo meraviglioso verde riusciamo ad incontrare un rinoceronte che non si scompone alla nostra vista. Questi sono animali pericolosissimi, nei primi mesi del 2014 un branco di rino ha attaccato alcuni studenti che stavano attraversando il parco e ne hanno uccisi 5, è necessaria la massima attenzione.

 

Torniamo alla piroga e ci fa compagnia un gigantesco elefante che si concede un bagno nel fiume prima di dileguarsi tra la fitta boscaglia.

 

Ancora il pulmino Toyota e l’ultimo strappo fino al Palagya, sono altre 6 ore di interminabile sofferenza e paura. Arriviamo in hotel alle 23.30, la schiena è a pezzi e le gambe addormentate, ma siamo soddisfatti, questa giornata trascorsa in modo diverso ci ha regalato tantissime emozioni.

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