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Dino Lepore

Il Diario di Bordo è scritto dal Capo Spedizione e Presidente di MotoForPeace Dino Lepore

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Ed oggi avremo l’ultima tappa kazaka, Almaty, la città delle mele. Anche oggi la colazione prima era inclusa e poi non era inclusa. Ci viene da ridere per quante volte qui cambiano prezzi e condizioni. Balkash al mattino si presenta come una città totalmente rinnovata, a parte la periferia il centro è tutto decisamente nuovo, strade, piazze, fontane e giardini, non credo che abbiamo cose tenute meglio nel nostro paese.

 

Sulla direttrice che va a sud il paesaggio è totalmente arido: steppa con cespugli a perdita d’occhio con la siluette di rilievi montuosi all’orizzonte.

 

Sulla nostra destra sempre il lago Balkash che è grande più di mezza Italia: ce lo portiamo con noi per quasi 400 km, e ce ne sono altrettanti nella parte nord-est.

 

Il colore di questa acqua ha dell’incredibile, dal blu profondo all’azzurro intenso al verde. Colori così non si vedono neanche in Sardegna. Il problema potrebbe però essere l’inquinamento: ci raccontano che da questa parti si estrae oro e la lavorazione viene effettuata in fabbriche che scaricano poi lo scarto del trattamento nel lago. Lungo la riva notiamo ugualmente stabilimenti attrezzati con lettini ed ombrelloni, quindi chissà?

 

Verso sud sempre di più, oggi la tappa supererà i 600 km. Mi sono vestito leggero, qui siamo in estate: ho così messo da parte i calzini invernali, che oramai si erano affezionati ai miei piedi ed ho ripreso quelli estivi, con cui ero uscito dall’Italia J. Tolta anche l’imbottitura ai pantaloni e la calzamaglia, si sta benissimo se non fosse il forte vento.

 

La strada è ottima, a parte 200 km di sconnesso ma che comunque ti consentono di stare sempre sui 100. Altre difficoltà per la benzina e diesel, limite massimo di erogazione ed ottani.

 

Sosta caffè, sosta pranzo e continuiamo a macinare km in un paesaggio ora spettrale. Per più di 150 km non vediamo anima viva, scompaiono i pochi cespugli ed ora c’è solo roccia e sabbia. A volo radente alcuni falchi cercano il loro pranzo, nell’aria paiono quasi immobili, eleganti nel volteggiare con lievi battiti d’ala.

 

Altra sosta e togliamo le pesanti felpe, siamo a 27°. Abbiamo un appuntamento all’ingresso della città ma minaccia pioggia e non si fa vivo nessuno. Per entrare in centro impieghiamo quasi due ore, il traffico è allucinante e solo ad un passaggio a livello stiamo fermi più di 30 minuti. Le auto si attorcigliano ai camion e per superare il nodo siamo costretti a “rimedi alternativi”.

 

Finalmente al Continental Hotel: è un ostello, ma l’aria è dubbia, molto. Il parcheggio è un caos totale, adiacente abbiamo un club dance ed una palestra più una sala biliardo. Le facce non appaiono molto raccomandabili e così facciamo la guardia ai nostri mezzi fino a quando non si liberano i posti all’interno di un cortile (che rimarrà comunque aperto) e cioè fino alle 24.

 

Di fronte all’hotel c’è invece un posto dove si mangia kebab, il proprietario è turco e con Mehmet è subito festa.

 

Le camere del Continental erano belle camere 20 o 30 anni fa. Il bagno è di mezzo metro quadrato e gli arredi sono “scaduti”. Ci sistemiamo in 4 o 6 per stanza alla modica cifra di euro 3 per notte e a dire il vero sono talmente stanco che non riesco neanche a spegnere la luce.

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